12-02-2008; IL NUOVO CODICE DEONTOLOGICO DEGLI INFERMIERI 

Roma, 12 feb - Obiezione di coscienza per gli infermieri. Insieme alla tutela del malato, al rispetto della sua libertà di scelta e al no all’eutanasia sono i principi contenuti nel nuovo Codice deontologico degli infermieri italiani, la cui prima bozza è stata presentata oggi a Roma dalla Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi. “L’infermiere nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, si avvale dell'obiezione di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l'incolumità e la vita dell'assistito” dice l'art. 8. “Dieci anni dopo l'emanazione del Codice deontologico dell’infermiere, tanti sono stati i cambiamenti che hanno coinvolto il mondo della sanità e la nostra professione - ha detto Annalisa Silvestro, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi - per questo abbiamo ritenuto necessario procedere ad una verifica e revisione del Codice, strumento di fondamentale importanza ai fini dell'esercizio professionale e strumento chiave per tutelare i diritti dei cittadini”. Fra gli elementi più innovativi della prima revisione, “quelli che ridisegnano il ruolo dell'infermiere nell'assistere e gli altri che impegnano l'infermiere, pur nel rispetto dei propri valori, nella tutela dell'autonomia e della libertà di scelta della persona assistita” ha aggiunto la Silvestro. "E' per noi una giornata importante perché diamo inizio ad un percorso che interesserà tutti, operatori e strutture, affinché il Codice diventi manifestazione interiorizzata di valori e principi. Nel corso del prossimo Congresso nazionale, previsto per i primi mesi del 2009- ha continuato la Silvestro - potremo approvarlo e renderlo nostro nuovo riferimento". In un contesto in cui i grandi temi bioetici dominano la cronaca, le questioni dei limiti della vita, della morte e della malattia accrescono il ruolo e le responsabilità dei 360.000 professionisti sanitari italiani. Estrema importanza alla tutela della volontà dell'assistito di porre dei limiti agli interventi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica e coerenti con la concezione da lui espressa della qualità di vita (art. 37) e che l'infermiere non partecipa a interventi finalizzati a provocare la morte, anche se la richiesta proviene dall'assistito (art. 40).